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In videoconferenza con Ceraso (SA) nel Parco Nazionale del Cilento

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Quasi alla fine di questa domenica uggiosa, la prima di ottobre e di un autunno apparentemente intenzionato a portarci rapidamente verso l’inverno, mi siedo e comincio a ripassare gli ultimi due giorni: le persone incontrate, i viaggi intrapresi, i ragionamenti maturati, gli impegni sottoscritti.

Una domenica diversa dal solito. Di lavoro, sì. Ma anche di incontro con una realtà, quella del Parco Nazionale del Cilento e del relativo Biodistretto, bellissima e molto dinamica.
A Ceraso oggi era la giornata della Biodomenica e del 3° seminario organizzato nell’ambito del progetto Life+ Organiko dal titolo “La nuova legge per l’agricoltura biologica e la verifica legislativa comunitaria per la certificazione di gruppo”.
Ho partecipato in videoconferenza, seguendo tutti gli interventi previsti e intervenendo a mia volta.

Il Biodistretto del Cilento è attivo ormai da molti anni ed esportato in Italia e nel mondo come esempio di buone pratiche per la costituzione e la gestione del modello del Biodistretto.
L’obiettivo odierno è stato quello di ragionare insieme alla Associazione Kyoto Club, al Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB), agli enti di certificazione, a International Network of Eco Regions (IN.N.E.R.) partendo dal dato importantissimo della crescita considerevole cui stanno andando incontro superfici agricole, che sempre di più vengono convertite a bio, agricoltori, che in numero sempre maggiore modificano il loro metodo produttivo passando al bio, consumi, che richiedono prodotti certificati e forte attenzione alla filiera e al settore nel suo insieme.

I dati del SINAB ci dicono che, nel 2016, la superficie agricola utilizzata coltivata con metodo biologico è circa 1,8 milioni di ettari pari al 14% della SAU nazionale. Il numero degli operatori certificati è di poco superiore alle 72.000 unità con una variazione percentuale, rispetto all’anno precedente, del +20,3% sia relativamente alle superfici sia per quanto riguarda gli operatori.

L’Italia è il primo Paese per operatori bio e il secondo dopo la Spagna per superfici.
Nessuno dei Paesi europei ha conosciuto una crescita così importante come quella avvenuta nel nostro Paese, nel quale le Regioni maggiormente interessate da questo fenomeno, sono Sicilia, Puglia e Calabria che insieme detengono il 46% della superficie nazionale coltivata con metodo biologico.

Di fronte ad una crescita così repentina e massiccia è necessario attivare processi che permettano ai territori di esprimere a pieno le proprie potenzialità, recuperando una concezione della certificazione delle produzioni come valore aggiunto delle stesse e come assunzione di responsabilità, allo stesso tempo di ciascuno degli attori della filiera e condivisa.

Se è vero, come è vero, che a seconda di come conduciamo le attività antropiche, compresa l’agricoltura, influiamo in modo più o meno significativo sul quantitativo di emissioni nocive prodotte e quindi sulla salute del nostro Pianeta, allora urge scegliere senza indugio quelle che risultano meno impattanti.
L’agricoltura biologica è sicuramente la più importante.

Per questo INNER insieme a molti altri partner sta lavorando da tempo, ad esempio, al raggiungimento dell’obiettivo che vuole il 100% delle superfici coltivate con metodo biologico all’interno delle aree protette.

Per questo Parlamento e Governo insistono molto in questo scorcio di legislatura ponendo all’ordine del giorno vari provvedimenti che riguardano l’agricoltura biologica: dalla legge nazionale, già approvata alla Camera ed ora in discussione al Senato; al Decreto sulla certificazione, a quello sulle mense biologiche.

Un breve cenno infine, agli accordi raggiunti in sede comunitaria relativamente alla revisione del Regolamento sulla agricoltura biologica: nell’ultima versione proposta dalla presidenza Maltese, è stato introdotto un articolo che prevede la possibilità di accedere alla certificazione di gruppo per i piccoli coltivatori. Un’ottima cosa per il settore.

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