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Sinistra, e poi. L’ultimo libro di Gianni Cuperlo

Il libretto è lì, copie impilate in un piccolo mucchio.
La copertina di un colore sobrio; il titolo, grande il giusto e il nome dell’autore in rosso, leggermente spostato sulla destra della pagina.
Ogni copia incellophanata a tenere unite le pagine.

Richiama l’attenzione, il libretto, in mezzo a libri novità di dimensioni più grandi, con copertine a colori intensi, con i titoli e i nomi degli autori in toni a contrasto.
Non mettono gola, non intrigano l’occhio né toccano il cuore. Il libretto, si.

L’aspetto del libretto richiama quello del suo scrittore, Gianni Cuperlo, defilato ma presente, disponibile alla battuta e al ragionamento, timido e un po’ scontroso ma solo fino alla rimozione del cellophane.

La sera, a casa, tiro via la plastica e il libro si muove, si allarga.
Inizio la lettura e ritrovo la serietà degli argomenti, la scrittura a tratti lapidaria che in una frase breve racchiude un concetto sul quale si potrebbe ragionare per ore.

Se volete, da ieri è nelle librerie.

 

 

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