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Il rendiconto del mio lavoro di parlamentare

alessandra terrosi A Tolfa ad un incontro sulla coltivazione della canapa

Ho deciso di scrivere un libricino, che presto sarà distribuito, per dare conto del mio lavoro alla Camera dei Deputati.
In questo post riporto la Premessa al volumetto, che dà comunque un’idea di ciò che c’è dentro.

Il 28 dicembre 2017 il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere. Finisce un lustro. Cinque anni di tempo durato uno schiocco di dita. Volato.

Ecco da dove prende avvio il percorso che si traduce nel volumetto alla vostra attenzione: dalla necessità di rimettere in ordine il lavoro svolto; dalla esigenza di condividere i risultati raggiunti e quelli solo sperati; dalla volontà di spiegare scelte fatte, cose dette e non dette.

In questi anni ho ripensato tante volte al modo in cui tutto è cominciato: la mia candidatura alle primarie promossa dalla coordinatrice del circolo del PD di Acquapendente in occasione di un coordinamento territoriale e condivisa dalla Federazione provinciale, la campagna elettorale dopo aver vinto le primarie, il risultato del PD che fece scattare il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale. Che restituì il Parlamento più “giovane” e più “donna” che l’Italia abbia mai visto!

Per me tutto rappresentava una novità: l’organizzazione del lavoro per gli incontri nelle sezioni, nelle Case del Popolo, nei circoli, nelle piazze, finalizzati a questo obiettivo, la nascita del Comitato elettorale, i confronti in vista delle primarie prima, della campagna elettorale poi.

La diffidenza verso la politica e i suoi rappresentanti, seppure presente, se paragonata a quanto accaduto negli anni successivi, era qualcosa che pensavamo di potere superare con il lavoro che avremmo fatto, con la passione che avremmo profuso. Quanto avvenuto dopo ha smentito, almeno in parte, quel sentire.

Nel frattempo la politica è profondamente mutata sia per quel che riguarda gli strumenti attraverso i quali viene esercitata, sia con riferimento ai partiti, al significato della partecipazione e della rappresentanza e al ruolo che svolgono nella nostra società. Alcune modificazioni importanti hanno riguardato proprio il campo del centrosinistra; le abbiamo vissute, a volte subite, ma credo abbia difettato un’analisi attenta che desse un nome a quel presente, che aiutasse ad avere piena visuale su quale potesse essere l’orizzonte o diventare l’approdo dei mutamenti in atto. Molti, nel frattempo se ne sono andati, e non senza alcune ragioni. Altri, compresa me, sono rimasti e rimangono, convinti che la sinistra debba continuare ad avere una casa dentro al PD.

In ogni caso, la XVII Legislatura che sembrava non dovesse nemmeno decollare, è giunta alla sua scadenza naturale. Nel mezzo si sono succeduti tre Governi a guida PD e tante leggi approvate. Vi rientrano sicuramente riforme che meriterebbero aggiustamenti e condivisione: la riforma del lavoro e quella della scuola, la riforma delle Province e l’accorpamento dei corpi di polizia con l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato.

Ma quelle leggi di civiltà che hanno giovato all’Italia e che in molti casi hanno significato portare il nostro Paese al passo con il resto d’Europa devono essere tenute nel giusto conto, perché fanno la differenza e perché Governi e Parlamento senza PD in maggioranza non le avrebbero approvate. “Unioni civili”, “Dopo di noi” e da ultimo “Biotestamento”, per citarne solo alcune, costituiscono un patrimonio al quale, dobbiamo avere l’ambizione di aggiungere giusti investimenti per generare lavoro e politiche di redistribuzione e di progressione fiscale che permettano di restringere la forbice delle disuguaglianze – economiche, culturali e di destino – ampliata in questi anni.

Adesso provo a tirare le fila e a guardare, con il garbo che si deve a qualcosa che non è più, al tempo dipanatosi dopo il febbraio 2013, a quello schiocco di dita dentro al quale sono rimaste impigliate la crisi economica più dura e destabilizzante che il nostro Paese abbia conosciuto, una stagione politica confusa, difficile e pregna di colpi di scena.

Ho ritenuto corretto, nelle scorse settimane, rimettere la esperienza maturata in questi cinque anni al vaglio e nella disponibilità del Partito Democratico, provinciale e nazionale: starà al partito stesso decidere se utilizzarla e in che modo.

Sicuramente ho voglia di raccontare il lavoro svolto in questi cinque anni: per la parte di competenza della mia commissione l’ho già fatto in verità, producendo settimanalmente un report. Altro è, però, fotografare dall’inizio alla fine questa esperienza attraverso gli atti parlamentari, gli interventi, le iniziative.

La pubblicazione che ne scaturirà è suddivisa in diversi argomenti corrispondenti ad altrettanti temi oggetto di lavoro durante la legislatura: alcuni strettamente legati al territorio dal quale provengo, altri di respiro più generale. Per ognuno dei temi trattati ho inserito una breve presentazione dell’argomento e gli atti parlamentari, gli interventi sulla stampa, quelli in Commissione e quelli in Aula di pertinenza. Troverete inoltre i link che rimandano direttamente agli approfondimenti.

3 Commenti su Il rendiconto del mio lavoro di parlamentare

  1. Ciao Alessandra, considero interessanti le tue considerazioni. La realtà di cui parli è affascinante e allo stesso modo non così facilmente comprensibile. Leggerò il tuo libro, felice di farlo

  2. Claudia Papalini // 23 gennaio 2018 a 20:41 // Rispondi

    Bene Alessandra
    Saro’ felice di leggerlo e sicuramente sara’ molto interessante!

  3. Gentilissima, mi auguro che nel suo libro non venga scritta la parola FINE alla figura dell’Erborista secondo l’articolo 8 del Decreto legislativo n 490 in approvazione in questi giorni. Sarebbe una sconfitta per la salute pubblica: senza l’Erborista, chi sarà il referente per il corretto uso delle Piante Officinali? Chi le consiglierà per il meglio? Noi Erboristi la invitiamo a riflettere su un eventuale aggiornamento alla legge n 99 del 1931, non certo sulla sua abrogazione che spazzerebbe via un’intera categoria di diplomati e giovani laureati. Sarebbe l’ennesima conferma di un Governo sordo alle richieste della comunità.
    Cordialmente,
    Milena Maddalena Affinito, Erborista dal 1987

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