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Progetto LIFE SMART4Action presentato a Monte Rufeno

Venerdì mattina, Riserva Naturale Monte Rufeno, casale La Monaldesca: è un luogo a me molto caro perché qui ho maturato un pezzo importante della mia esperienza di studio e e di lavoro. Ritrovo molti amici e compagni di università che dedicano la loro attività professionale alla salvaguardia del nostro territorio, allo studio di ciò che è nostro patrimonio, a ricercare soluzioni per trasmettere a chi verrà dopo di noi le risorse che abbiamo ricevuto in custodia, a divulgare le conoscenze che acquisiscono. Decisamente, non è un lavoro da poco.

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Fonte foto: monterufeno.it

Ringrazio per l’invito la Dottoressa Laura Canini che ha voluto che fossi presente all’iniziativa, oltre a tutti i partner del progetto: il Corpo Forestale dello Stato, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dellEconomia Agraria, l’Università di Firenze, la Riserva Naturale Monte Rufeno e la Monaldesca che ospita questa giornata di studi. Ho portato un breve saluto che ha voluto solo sottolineare l’importanza del lavoro che da molti anni si sta portando avanti e che riguarda il monitoraggio dei boschi e di tutte quelle superfici boscate italiane ed europee che concorrono a formare la rete di monitoraggio.

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Indagare le modifiche che avvengono a causa di fattori ambientali e di fattori antropici, a carico delle fitocenosi sotto osservazione, attraverso il controllo dei parametri di defogliazione e discolorazione o attraverso analisi più complicate che studiano la composizione chimica delle foglie, può dirci molto sullo stato di salute delle nostre foreste. A quest’ultimo è legato lo stato di salute più generale dell’ambiente in cui viviamo. È attraverso questi studi che, negli anni, é stato possibile comprendere appieno quali effetti stia avendo, ad esempio, il cambiamento climatico in atto: si possono già fare previsioni sulle modifiche cui assisteremo negli anni a venire, relative appunto alla distribuzione delle diverse specie forestali. La riflessione che mi sento di fare a questo proposito è relativa a quanto sia difficile invece fare le stesse previsioni in campo agricolo: nonostante sia ormai chiaro che gli areali di coltivazione si stanno modificando, non c’è una conoscenza precisa di come questo stia avvenendo mentre servirebbero dati certi per le aziende agricole per poter essere in grado di programmare nel medio, lungo periodo le proprie attività.

Fonte foto: parks.it

Il secondo aspetto che ritengo importante sottolineare é l’interesse che questi studi hanno sull’implementazione delle conoscenze relative alla biodiversità forestale e sulle modalità di salvaguardarla. In campo forestale si sta verificando quello che, purtroppo, avviene anche in agricoltura: la perdita a livelli mai visti fino ad ora, di parti consistenti della diversità biologica presente sulla Terra, con l’estinzione di tante specie. La perdita di biodiversità é irreversibile, una specie persa è persa per sempre: per questo sono importanti tutte quelle azioni che contrastano il fenomeno. Preservare le foreste e i boschi per preservare la biodiversità e, ancora una volta in campo agricolo, favorire quelle modalità di coltivazione che privilegino la complessità, è fondamentale se vogliamo rendere gli ecosistemi più resilienti e le comunità più libere nella scelta del cibo di cui nutrirsi. Le norme in questo senso possono essere di aiuto: è dell’anno scorso la legge di iniziativa parlamentare sulla salvaguardia della biodiversità agraria.

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Il lavoro relativo al monitoraggio si intreccia anche con ciò che riguarda l’Inventario Nazionale Forestale e dei Serbatoi di Carbonio. Lavoro importante in sé, attraverso il quale siamo in grado di avere informazioni precise sul patrimonio forestale del nostro Paese, su come e quanto cresce, su come si modifica qualitativamente e quantitativamente nel tempo. L’importanza di questa attività risiede anche nel fatto che attraverso l’Inventario è stato possibile certificare in modo scientifico le dichiarazioni da rendere in sede comunitaria nell’ambito del Protocollo di Kyoto, relative all’assorbimento di CO2 da parte delle foreste: la quantità di Carbonio trattenuta nei tessuti, nei residui vegetali e nei suoli delle nostre foreste ammonta a 1,24 miliardi di tonnellate, corrispondenti a circa 4 miliardi di tonnellate di CO2. Dati superiori di circa 10 volte rispetto a quelli stimati hanno permesso e permetteranno un risparmio consistente per il nostro Paese, nell’ambito delle quote di riduzione delle emissioni di gas serra assegnateci.

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Le iniziative come quella che si è svolta stamani a Monte Rufeno, permettono la condivisione di risultati frutto di un lungo e continuativo lavoro e aumentano la consapevolezza dei territori e delle comunità che li abitano, circa il valore dell’ambiente in cui vivono. Quelle relative al lavoro di monitoraggio delle foreste e all’Inventario forestale, sono solo alcune delle competenze proprie del Corpo Forestale dello Stato a cui si aggiungono la prevenzione, il controllo e il contrasto dei reati in campo ambientale e agroalimentare. La sfida è quella di mantenere intatte le competenze, le funzioni e i servizi svolti dal Corpo Forestale dello Stato, pur nell’ambito della riorganizzazione delle forze di polizia in atto, che vedrà confluire una parte consistente del CFS nell’Arma dei Carabinieri.

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