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Parte il progetto Pastasciano

Oggi sono andata a conoscere il Consorzio Pastasciano, nato dalla collaborazione tra alcuni agricoltori che hanno intrapreso la coltivazione del grano antico Senatore Cappelli, i mulini che producono le farine e il pastaio che le trasforma; il Consorzio si occupa della commercializzazione. Del progetto avevamo già parlato in luglio, alla festa dell’Unità locale. Oggi sono tornata molto volentieri, per il convegno di presentazione del prodotto: una pasta di diversi formati realizzata per valorizzare il lavoro di tutti coloro che partecipano alla iniziativa. Le aziende seguono un disciplinare messo a punto dall’agronoma che li aiuta nelle scelte tecniche in collaborazione con l’università di Firenze  che si occupa degli aspetti nutrizionali.

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L’amministrazione comunale ha messo a disposizione un po’ di risorse economiche e ha svolto il ruolo di incubatore per la sturt up che si è occupata del progetto. Da oggi, con la presentazione ufficiale della pasta durante la festa appositamente organizzata per le vie del paese, Pastasciano fa il suo ingresso sul mercato. Locale, per ora. I ristoranti di Asciano hanno aderito alla iniziativa e la pasta del Consorzio comparirà nei loro menù.

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Un territorio si attiva per costruire il proprio futuro su quello che lo caratterizza meglio, la coltivazione dei cereali e in particolare del grano, che da sempre ne ha modellato il paesaggio. Quei trattori su e giù per quelle crete che a vederli sembra impossibile che possano non ribaltarsi. Ma, da secoli, quelle macchine rimangono in bilico a fare il proprio lavoro, ad accarezzare quelle colline, a trebbiare quelle messi.

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Ne nasce una pasta che non è solo la narrazione di se stessa: è una produzione reale, a disposizione dei consumatori che hanno desiderio di mangiare magari un poco meno ma sicuramente meglio. Dando al contempo agli agricoltori e ai trasformatori la giusta remunerazione, per ciò che realizzano, per il lavoro che svolgono e per i saperi racchiusi nel loro operato.

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Di fatto, il Consorzio Pastasciano ha praticato quello che Istituzioni e politica auspicano da molto tempo: mettere insieme gli anelli della catena, dare fiato a quelle filiere corte che, sole, permettono il reale riconoscimento del ruolo di ciascuno, garantendo la giusta remunerazione ad ognuno. E che, uniche, riescono a valorizzare i territori che le ospitano, in un reciproco sostegno.

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