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Legge contro “dimissioni in bianco”

Alla Camera approvata in prima lettura la proposta di legge a tutela del mondo femminile e dei lavoratori più deboli

palazzo montecitorio

È fenomeno diffuso soprattutto nelle piccole e medie imprese quello delle sottoscrizioni in bianco delle proprie dimissioni al momento della stipula del contratto, cosa che si danneggia principalmente il mondo femminile, ma anche i lavoratori “deboli” come immigrati e precari. Allo stesso tempo la pratica danneggia quei datori di lavoro che, applicando correttamente le leggi, subiscono la concorrenza (sleale) di chi abbatte i costi evadendo responsabilità sociali. Alla Camera dei Deputati, in prima lettura, è stata approvata la proposta di legge “Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie del lavoratore e del prestatore d’opera. Il testo che ora passa all’esame del Senato, disciplina le modalità di sottoscrizione della lettera di dimissioni volontarie e della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Alessandra Terrosi

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Da partito democratico.it:

Tra il 2009 e il 2010 quasi 37000 donne hanno deciso di abbandonare il lavoro alla nascita del proprio figlio, ufficialmente per carenze dei servizi dell’infanzia o per il loro costo elevato. Ma è anche a causa di una legislazione ‘ricattatoria’ se molte lavoratrici e lavoratori sono costretti, all’atto dell’assunzione, a firmare quelle che vengono definite ‘dimissioni in bianco’”.
Lo dichiara il capogruppo del PD alla Camera Roberto Speranza, dopo il voto in prima lettura alla Camera sulla modifica della legge che riguarda le cosiddette ‘dimissioni in bianco’.

“La Camera ha approvato una proposta di legge, presentata dal gruppo del PD e sostenuta anche da altri gruppi, che scongiura questa prassi discriminatoria e anacronistica. La legge approvata è priva di costi, non comporta alcun onere amministrativo per le imprese, elimina la possibilità del ricatto nei confronti dei lavoratori e aiuta le imprese più sane. Abbiamo fatto un altro, piccolo ma significativo passo, verso una legislazione più giusta, meno discriminatoria e più moderna per tutti i lavoratori italiani”

“L’approvazione oggi alla Camera della norma contro le cosiddette dimissioni in bianco, è una notizia davvero importante! Si tratta di una pratica illegale e ricattatoria, un fenomeno inaccettabile perché sfrutta una posizione di debolezza del lavoratore o della lavoratrice rispetto al datore di lavoro e colpisce in particolare le donne al rientro dalla maternità costringendoli alla sottoscrizione di una lettera di dimissioni al momento dell’assunzione, e quindi in un momento di debolezza, ai fini di un suo successivo utilizzo. Il testo unificato votato oggi vuole contrastare culturalmente questa pratica ripristinando una scelta di rispetto e di legalità nel mondo del lavoro” Lo dichiara Valeria Fedeli Vice Presidente del Senato.

“Le donne, in quanto possibili madri, vengono discriminate anziché sostenere il valore della maternità qui vista come un ostacolo all’occupabilità. Esse vengono sottoposte a un ricatto che condiziona e configura le modalità di relazione con il datore di lavoro limitandone la libertà. Purtroppo negli ultimi anni le dimensioni di questo fenomeno si sono ampliate: l’ISTAT, nel 2010, ci parla di circa 800 mila donne in maternità che si sono dimesse per pressioni del datore di lavoro.

Grazie al nuovo testo le dimissioni d’ora in poi dovranno essere scritte non su carta bianca, ma su un modulo reso disponibile gratuitamente dalle direzioni territoriali del lavoro, dagli uffici comunali e dai centri per l’impiego” prosegue Fedeli “e che non si può contraffare perché ha una numerazione progressiva – peraltro con semplificazione burocratica per le imprese perché prevede esplicitamente che sia il lavoratore o la lavoratrice a farsi carico del modulo. Questa legge deve essere sostenuta e approvata definitivamente al Senato, su questo ci sarà l’impegno delle Senatrici e dei Senatori convinti della necessità di contrastare una pratica lesiva della libertà, dignità e diritti di lavoratrici e lavoratori”.

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