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La violenza d’agosto

violenza agosto

Agosto. Caldo. Più caldo del normale perché si porta dietro il caldo di tutti i mesi precedenti, che sono stati avidi d’acqua e di ristoro. Un caldo così smisurato che in agosto culmina e dà alla testa.

Agosto. Lo si associa alle ferie, alle vacanze per chi può, al ritorno al paese dalle città arroventate, al riposo meritato di chi lavora tutto l’anno.

Voglio scrivere di questo agosto. Perché come si può non farlo dopo i fatti di questi ultimi giorni!?

Donne uccise e fatte a pezzi, ragazzi uccisi a botte per qualche spinta o qualche gesto compiuto senza intenzione, risse locali scatenate per i motivi più futili.

Eppoi morti e feriti sulle Ramblas, probabilmente la passeggiata più popolare al mondo, quella che a nominarla o a pensarla ti porta alla memoria milioni di giovani europei che scelgono Barcellona per l’Erasmus, milioni di turisti da tutto il mondo che vogliono almeno una volta visitare una delle città più multiculturali.

Mi rendo conto, sto mettendo insieme fatti tra loro molto diversi. Come molto diverse sono le ragioni che li hanno scatenati. Ne sono consapevole. Tuttavia il mio istinto e il mio sentire mi porta ad accomunarli perché in ognuno di essi riconosco la stessa violenza. Violenza sproporzionata, brutale, cieca, irrefrenabile.

Ognuno degli artefici di questi delitti ha una motivazione che sentiamo ripetere da giorni. Compreso il grido dei fanatici terroristi che hanno a più riprese insanguinato l’Europa.

Ma davvero il nostro tempo è, come sembra, pervaso dalla follia della supremazia? Degli uomini sulle donne, di chi è più potente su chi non lo è, di chi vive arraffando su coloro che rispettano le regole, di chi si crede furbo e vuole tutto e subito a tutti i costi su chi vuole conciliare le esigenze proprie con quelle degli altri e dell’universo in cui vive, di chi crede in un Dio su altri che credono in un altro Dio………

Davvero siamo disposti ad assecondare tutto questo?! A trovare spiegazioni derogando all’unico principio cui dovremmo tenere fede che è, a mio avviso, quello della ricerca della convivenza pacifica, della affermazione dei diritti di tutti e della legalità, del riconoscimento reciproco e del rispetto?

Adesso chiamatemi pure buonista. Me ne farò una ragione.

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