Ultime notizie:

Interrogazione a risposta immediata sui presidi ospedalieri a rischio

Interrogazione parlamentare sui presidi ospedalieri territoriali a rischio chiusura

Acquapendente_OspedaleCivile

Roma – 15 maggio 2014: Alessandra Terrosi si rivolge al Ministero della Salute

Terrosi – Lenzi

nel 2050 secondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la popolazione con età superiore a 60 anni passerà da 650 milioni a 2 miliardi e la popolazione anziana in Europa sarà superiore a quella che il sistema sanitario potrà ragionevolmente sostenere;

in questo panorama, l’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior indice di invecchiamento, che significa crescita esponenziale delle spese di cura per anziani, ospedaliere e territoriali per il prossimo futuro;

per quanto riguarda il Lazio la situazione è caratterizzata da “[…] un progressivo invecchiamento della popolazione soprattutto in alcune zone di Roma e nelle province di Viterbo e Rieti […]” (Piano Sanitario Regionale). Nella provincia di Viterbo è presente anche un forte incremento della popolazione immigrata;

l’esperienza di alcune regioni dimostra che il risanamento si può ottenere spendendo meglio  anche ridimensionando ma sicuramente riqualificando la rete ospedaliera, potenziando i servizi distrettuali e favorendo l’integrazione fra sociale e sanitario;

un contenimento dei costi non può avvenire solo a discapito di una forte riduzione dell’offerta sanitaria contraddicendo il principio solidaristico del nostro SSN;

per il Lazio, il PSR e il documento del Piano di Rientro ripropongono la razionalizzazione della rete ospedaliera e dell’offerta sanitaria in generale, fissando il parametro dei posti letto per acuti a 3.5 ogni mille abitanti. Il fatto che il taglio dei posti letto previsto per il 2009 su base regionale venga calcolato su una popolazione di 5.304.778 (ISTAT 2006) mentre nel PSR la popolazione di riferimento viene indicata pari a 5.493.308 (ISTAT 2007) anche se nella realtà al 31.12.2007 il dato ISTAT certificato è addirittura pari a 5.561.017 abitanti, porta a fissare il numero complessivo di posti letto della Regione Lazio a 18.567 e non a 19.464 con una previsione di ben 897 posti letto in meno;

nell’ambito regionale inoltre si verifica una notevole disparità tra le Province: ad esempio alla Provincia di Viterbo (collocata nella parte nord-occidentale della regione con un’area di 3.612 km² suddivisa in 60 territori comunali) vengono assegnati circa 1,8 letti per mille abitanti;

non si comprende pertanto come i posti letto siano stati tagliati proprio ad esempio, nella Provincia di Viterbo se già oggi questi sono inferiori a quelli previsti, considerato che proprio i documenti regionali indicano che la parte più imponente sulla quale intervenire riguarda l’area metropolitana enormemente sovra dotata di posti letto;

con il decreto commissariale n. 87/2009, recante “Approvazione Piano Sanitario regionale (PSR) 2010-2012”, la Regione Lazio riconosce le peculiarità delle aree montane e delle zone lontane da altri centri ospedalieri e mal collegate ad essi, sottolineando che le dotazioni potranno essere in via assolutamente eccezionale difformi da quelle previste dalla programmazione della spesa, purché continuino a garantire livelli di efficienza e qualità. In particolare è opportuno rappresentare gli interventi specifici per gli ex presidi ospedalieri di Subiaco, Rieti, Amatrice, Magliano Sabina, Montefiascone e Acquapendente;

con il decreto commissariale ad Acta n. 80/2010 della Regione Lazio, le strutture oggetto di riconversione a partire dalle indicazioni contenute nel decreto commissariale n. 48/2010, che hanno presentato per il 2009 un volume di attività di Pronto Soccorso inferiore ai 25.000 accessi annui, sono distinti in quattro macro aree, in particolare i presidi ospedalieri di Rieti, Amatrice, Montefiascone, Acquapendente e Magliano Sabina ricadono nella macroarea 4, il presidio ospedaliero di Subiaco ricade nella macro area 1. Alla macroarea 4 afferiscono il Policlinico Gemelli, il San Filippo Neri, il Sant’Andrea. Tali strutture, DEA di II livello, costituiscono il punto di riferimento per le aree, come ad esempio la provincia di Viterbo, che hanno nel loro territorio solo il DEA di I livello. Nel caso citato della Provincia di Viterbo, il CECAD di Acquapendente dista circa un’ora e dieci minuti dall’ospedale di Belcolle situato in Viterbo e circa due ore – due ore e trenta minuti dal DEA di II livello di riferimento ricadente all’interno della stessa macroarea;

seguendo il principio delle “macroaree” precedentemente citato, i servizi vengono accentrati intorno alla Capitale mentre le altre quattro province della Regione rimangono sfornite di servizi sanitari e socio assistenziali;

nel Decreto commissariale n. 111/2010 “Approvazione Piano Sanitario Regionale (PSR) 2010 -2012, integrazioni e modifiche” si sottolinea la necessità dei distretti montani dicendo che la Regione dovrà predisporre appositi provvedimenti per la garanzia dell’assistenza in alcune aree con l’ipotesi della costituzione dei Distretti sociosanitari montani nella ASL di Rieti, Viterbo e RMG.

Viene inoltre confermata l’istituzione del Distretto Montano per Subiaco e Amatrice ma non viene fatta né menzione di Acquapendente, né viene dato alcun chiarimento in merito;

l’articolo 15, comma 13, lettera c) del Decreto Legge n. 95/2012 recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini (c.d. Spending Review), convertito con modificazioni nella Legge n. 135/2012, prevede, entro il 31 ottobre 2012, la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera mediante l’approvazione di un Regolamento del Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, previa Intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome;

la relativa bozza del decreto contente il Regolamento recante: “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” prevede la possibilità che nell’ambito del riordino della rete ospedaliera e socio assistenziale territoriale si tenga conto della possibilità di mantenere in vita strutture altrimenti declassate qualora i territori in cui ricadono presentino degli svantaggi territoriali e sociali oggettivi e concreti. In particolare al paragrafo 9.2.2. “Presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate” del Regolamento di attuazione della suddetta legge si legge: “sono presidi ospedalieri che le Regioni e province autonome di Trento e Bolzano possono prevedere per zone particolarmente disagiate in quanto definibili, sulla base di oggettive tecniche di misurazione o di formale documentazione tecnica disponibile, distanti più di 90 minuti dai centri hub o spoke di riferimento (o 60 minuti dai presidi di pronto soccorso) superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace. Per centri hub o spoke si intendono anche quelli di regioni confinanti sulla base di accordi interregionali da sottoscriversi entro il 30 giugno 2013. (…) In questi presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna, di chirurgia generale ridotta.” Tali presidi (…) “devono essere dotati indicativamente di:

  • un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
  • una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in week surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità di casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità per il restante orario da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
  • un Pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30/01/1998 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e da un punto organizzativo integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo”;

ancora nel decreto commissariale ad Acta del 4 ottobre 2013, n. U00428, “Approvazione del documento “Raccomandazioni per la stesura degli Atti aziendali di cui al D.C.A. n. 206 del 2013, relativamente all’organizzazione delle Case della salute”, si legge la definizione di “casa della salute” che riassume i modelli utilizzati sino ad oggi nelle normative prodotte a livello regionale (CeCaD, PTP, Ospedali distrettuali).

successivamente, nel decreto commissariale n. 480 del 6 dicembre 2013 “Definizione dei programmi operativi 2013/2015 a salvaguardia degli obiettivi strategici del piano di rientro”, rispetto allo standard previsto, si osserva, invece, un eccesso di posti letto per acuti pari a 748, collocato esclusivamente nelle ASL della città di Roma, mentre nelle rimanenti ASL l’offerta è al di sotto dello standard massimo previsto:-

–          Se il Governo, nel rispetto delle proprie competenze e di quelle regionali, nella predisposizione del Piano della Rete ospedaliera, non intenda considerare la possibilità di prevedere deroghe normative in modo che le strutture che ricadono in territori socio-economicamente svantaggiati e molto distanti dai DEA di riferimento possano essere ricompresi nelle tipologie previste dal Regolamento di attuazione precedentemente citato e non ritenga opportuno istituire un tavolo tecnico tra Ministero, Regione Lazio ed Enti Locali al fine di poter rivedere i programmi operativi per le strutture di Acquapendente, Amatrice, Magliano Sabina e Subiaco, che ricadono in “aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente dilatazione dei tempi”.

 

Tutti i diritti riservati

 

 

 

 

 

 

 

0 Condivisioni
Condividi
+1
Tweet
Condividi