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Iniziativa sulla sanità ad Acquapendente

Favorire le aree svantaggiate e tutelare i cittadini

Alessandra Terrosi

Acquapendente 14 -11-2014 – dal discorso dell’On. Alessandra Terrosi 

“L’iniziativa di oggi per parlare di un tema importantissimo per il nostro territorio che è quello della salvaguardia della possibilità di accesso alle cure. È il tema della affermazione di un diritto sancito dalla Costituzione che si lega strettamente con la possibilità per la popolazione di poter continuare a vivere in determinati contesti territoriali.

Affinchè questo avvenga è necessario riuscire a conciliare diversi aspetti:

  1. la salute e la erogazione di servizi che permettano la sua salvaguardia è un diritto;
  2. i servizi che vengono erogati devono garantire il cittadino;
  3. la spesa sanitaria deve essere monitorata e tenuta sotto controllo.

Conciliare questi aspetti significa decidere di non abbandonare talune aree del Paese rispetto ai servizi erogati anche qualora questa soluzione scaturisca da analisi che tengono conto dei parametri stabiliti per legge e che ci consentono di attuare il punto 3 che citavo prima.

Gli argomenti trattati qui oggi ci dicono che si sta lavorando per conciliare questi aspetti, seppure la nostra Regione si sia trovata negli ultimi anni in una condizione economica estremamente difficile, situazione ereditata da questa giunta.

Il primo obiettivo è stato raggiunto: la nostra struttura e tutte le altre che nella nostra Regione si trovano in aree disagiate o svantaggiate sono state inserite tra i presidi previsti per tali localizzazioni, già noverate all’interno del c.d. Decreto Balduzzi e ratificate con l’intesa all’interno della Conferenza Stato Regioni del 5 agosto 2014.

Non credo di dover ripetere in questa sede quanto sia reale per il territorio affermare che si tratta di un territorio disagiato: nessuno di noi lo ha mai ribadito cercando di suscitare negli ascoltatori un qualche sentimento che abbia a che vedere con il pietismo ma accettandolo come un dato di fatto non immodificabile, anzi dal quale partire per generare uno sviluppo complessivo dell’intero territorio interessato.

L’insicurezza maturata nella popolazione a seguito della riorganizzazione sanitaria che ha interessato il nostro presidio, deriva dalla aleatorietà della risposta sanitaria pubblica (con tempi da attesa lunghi e necessità di spostamenti spesso onerosi e impegnativi) e dall’elevato costo della sanità privata cui però è necessario rivolgersi con sempre maggiore frequenza.

Ai sensi del nuovo decreto quindi, il nostro ospedale acquisisce la possibilità di erogare una serie di servizi più articolata della attuale e di quella che era preventivata ai sensi del vecchio decreto 80.

Ora questo è un punto di partenza e senza entrare nei numeri della dotazione che altri dopo di me sapranno fare meglio specificando bene anche la tipologia dell’offerta sanitaria, mi preme solo ribadire che la riorganizzazione della struttura deve essere effettiva. Consapevole come questo obiettivo sia condiviso dal Presidente Zingaretti, voglio però ribadire che per il raggiungimento di questo obiettivo, cioè la riorganizzazione, e la successiva valutazione della struttura stessa al fine di definire la sua permanenza in attività, non può essere sufficiente il tempo indicato di revisione che se non erro è la fine del 2015.

Penso che se veramente vogliamo dare a questa struttura una possibilità e associarla ad una visione ambiziosa forse e ad un obbiettivo legato allo sviluppo di tutto il territorio, sarebbe bene pensare ad un tempo più lungo e a un tipo di gestione che potremmo definire sperimentale: non pensare quindi solo ai numeri e alla necessità di rimanere entro gli standard previsti, che pure vanno considerati, ma alla utilità sociale che questa struttura può avere e soprattutto al fatto che per tendere ad ottenere numeri che sostanzino il mantenimento in attività di questo ospedale serve un serio investimento.

Credo sia necessario attivare una seria politica sulle professionalità che potrebbero arrivare nel nostro presidio, collegate evidentemente all’offerta sanitaria che si intende mettere in piedi, e rivolgersi con una seria azione di “promozione” ad un’area che vada oltre la nostra Provincia pensando al nostro presidio come a un polo che possa attrarre utenza anche dalle regioni vicine.

Credo che sia necessario valorizzare le professionalità presenti e che negli ultimi anni hanno lavorato in uno stato di incertezza continuo conseguente alla continua opera di depotenziamento della struttura.

Prioritariamente credo sia necessario garantire l’emergenza: la dotazione come da decreto di un pronto soccorso risponde a questa necessità così come è necessario attivare l’elisoccorso che è già previsto. É necessaria una stretta correlazione tra servizi ospedalieri e servizi socio sanitari: solo da una stretta integrazione tra queste componenti infatti potranno essere scongiurati ricoveri non appropriati e una attenta e continua possibilità di tutela della numerosa popolazione anziana.

Credo inoltre che sia opportuno oltreché necessario non permettere la chiusura di servizi che funzionano in termini di qualità del servizio e di rapidità della risposta prima ancora che servizi sostitutivi vengano prospettati senza diventare effettivi.

Per fare questo oltre alla volontà politica serve una volontà manageriale che sappia guardare oltre o tra le righe delle leggi e dei decreti emanati che sia abituata a trovare soluzioni anche alternative e innovative.

Oggi queste scelte sono supportate da una normativa regionale che guarda a un altro modo di fare sanità.

La legge di stabilità che arriverà in parlamento nelle prossime settimane e che in questi giorni è oggetto di discussione nelle varie commissioni, pone sicuramente nuovi problemi: un taglio di 4,2 miliardi alle Regioni e 1,2 agli Enti Locali che preoccupano molto. Chiamano sicuramente le Regioni e gli Enti locali a nuove sfide che comunque devono salvaguardare i servizi essenziali.

In quest’ottica il nostro presidio potrebbe rappresentare nel medio lungo periodo una risorsa che diventare anche economica.

Voglio infine ricordare la programmazione europea e nazionale nelle aree interne: le aree caratterizzate da una situazione socio economica svantaggiata:

“Le Aree Interne rappresentano una parte ampia del Paese – circa tre quinti del territorio e poco meno di un quarto della popolazione – assai diversificata al proprio interno, distante da grandi centri di agglomerazione e di servizio e con traiettorie di sviluppo instabili ma tuttavia dotata di risorse che mancano alle aree centrali, “rugosa”, con problemi demografici ma anche fortemente policentrica e con forte potenziale di attrazione.

Intervenire in modo deciso è un impegno politico, a un tempo doveroso e sfidante. Richiede visione d’insieme, azione coordinata, mobilitazione di “comunità”. E richiede attenzione al fatto che da queste aree vengono beni necessari per tutti noi: acqua, aria buona, cibo, paesaggi, cultura.”

Brano tratto dalle conclusioni del Seminario “Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica regionale: le aree interne” del 2012

Con delibera 477/2014 la Regione ha individuato le aree interne e il nostro territorio ricade all’interno di una di queste.

Per le aree interne sono previste risorse economiche per i settori del trasporto, della istruzione e della sanità. Ci candidiamo ovviamente a cogliere questa opportunità.

Concludo ringraziando tutti coloro che hanno lavorato per l’ottenimento di questo risultato e che sono sicura resteranno vicino al territorio per affrontare le prossime tappe:

il Sindaco Alberto Bambini e il consiglio comunale, i sindaci del territorioil comitato pro ospedale, i cittadini, Il coordinamento territoriale Alta Tuscia che raccoglie i circoli del PD e la Federazione Provinciale PD e ovviamente la Regione Lazio il consigliere Panunzi e il presidente Zingaretti”. Tutti i diritti riservati. 

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