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Il Parlamento ha discusso e votato le mozioni riguardanti la gestione dei flussi migratori

Fonte: Wdonna.it

La scorsa settimana si è svolta in aula la discussione, con successiva votazione, delle mozioni riguardanti la gestione dei flussi migratori.

Questi ultimi coinvolgono a livello mondiale circa 60 milioni di persone in fuga da guerre e persecuzioni. Se paragonati a questi, i numeri che hanno interessato fino ad ora il nostro Paese non giustificano l’allarmismo generato da coloro che vogliono rappresentare gli arrivi come una invasione.

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita - racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita – racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Nel 2016 gli immigrati arrivati sono stati 181 mila, in aumento sul 2014 (+6,7%) e sul 2015 (+15%), con un incremento significativo dei minori non accompagnati. Questi ultimi infatti sono passati da 13 mila nel 2014, a 12 mila nel 2015, a circa 26 mila nel 2016. È utile ricordare che in Italia vivono stabilmente 5 milioni di immigrati regolari, l’8% della popolazione, che producono il 9% del PIL e rappresentano il 10% degli iscritti alle scuole dell’obbligo: una realtà consolidata che partecipa attivamente alla vita del nostro Paese.

La politica portata avanti in questi ultimi anni ha cercato di affrontare i problemi connessi all’arrivo di immigrati conciliando solidarietà, rispetto dei diritti e della dignità dei migranti con la sicurezza del territorio e dei cittadini italiani. Consapevoli che si tratta di un lavoro lungo, tutt’altro che compiuto e difficile, la cui realizzazione piena si presenta irta di ostacoli ma convinti che il modello di accoglienza e integrazione non può essere lo stesso messo in atto dai Governi precedenti che ha generato situazioni di forte tensione e ha dato vita a anomalie il cui emblema è rappresentato dal CARA di Mineo: per dirla con le parole dell’On. Beni, un esempio di cosa non dovrebbe essere un centro di accoglienza.

Con il Decreto Legislativo 142/2015 è stato sancito che il modello verso il quale è orientato il nostro Paese è quello attualmente utilizzato per i progetti SPRAR, evitando i grandi agglomerati che, come ha ricordato Paolo Beni nella sua dichiarazione di voto in aula “sono spesso invivibili e lesivi della dignità, creano allarme sociale e problemi di sicurezza, si prestano a opacità di gestione e anche a vere e proprie infiltrazioni malavitose”. Nell’ultimo scorcio del 2016 abbiamo assistito in molte zone d’Italia, alla creazione dei Centri di Accoglienza Speciali per iniziativa delle Prefetture: i CAS hanno rappresentato senza dubbio una modalità più semplice da attuare ma hanno in molti casi messo a serio rischio quanto fatto negli anni per l’affermazione di un modello di accoglienza diffusa, mettendo a dura prova il rapporto tra potere centrale e Enti locali, completamente scavalcati e costretti a rincorrere le informazioni su quanto si stava verificando nel loro territorio.

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita - racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita – racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Non è un caso quindi che nel recente varo del Piano nazionale di riparto, l’accordo tra Ministero dell’Interno e ANCI ribadisce l’orientamento ad una accoglienza diffusa che coinvolga le comunità e gli Enti locali e che tenga conto del principio di proporzionalità dell’accoglienza che fissa il tetto dei 2,5 posti di accoglienza per ogni 1.000 abitanti. La necessità ora è che le Prefetture si adeguino e si adoperino per sanare situazioni pregresse non sempre esempi virtuosi di accoglienza sia per gli immigrati sia per le comunità ospitanti.

Lo stesso decreto, tra l’altro, definisce l’aumento delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale: il raddoppiamento del numero delle suddette commissioni è un primo passo per affrontare la lunghezza dell’iter di esame delle domande di richiesta di asilo, causa di prolungata permanenza nel nostro Paese anche di coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale.

Nella Conferenza Unificata del 10 luglio 2014, le Regioni italiane hanno sottoscritto l’accordo che prevede la ripartizione pro quota presso ogni Regione italiana, in modo che vi sia una distribuzione degli immigrati sul territorio nazionale compatibile con le caratteristiche e le potenzialità delle diverse aree.

È banale sottolineare che la sfida rappresentata dalla realizzazione di un modello di accoglienza diffuso e a misura di comunità, non può prescindere dal fatto che ogni istituzione faccia la propria parte.

A questo proposito serve definire accordi con i Paesi di origine i quali devono garantire collaborazione per le riammissioni degli immigrati destinatari di un provvedimento di espulsione o di diniego affinché si proceda al rimpatrio effettivo.

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita - racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Progetto fotografico a cura di Daniele Vita – racconta la prima accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico

Necessita infine una piena collaborazione in sede Comunitaria sia per dare compimento alle operazioni di relocation, praticamente ferme, che prevedono la redistribuzione dei richiedenti asilo che giungono sulle nostre coste e che devono poter essere ricollocati negli altri Paesi europei; sia per modificare il Trattato di Dublino relativamente alla obbligatorietà per il Paese in cui avviene lo sbarco della identificazione di coloro che arrivano.

Qui la mozione a prima firma Ettore Rosato.

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