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Approvata la legge sulla pesca marittima e l’acquacoltura. La parola ora al Senato.

legge sulla pesca

Dopo un lungo lavoro in Commissione,la Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento recante Interventi per il settore ittico. Deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa nel medesimo settore e in materia di politiche sociali nel settore della pesca professionale“.

Le finalità del provvedimento, elencate all’articolo 1 sono così descritte:

Incentivare una gestione razionale delle risorse ittiche, con particolare riguardo allo sviluppo sostenibile di quelle autoctone;

Sostenere le attività che fanno riferimento alla pesca e alla acquacoltura marittima professionale e alla pesca ricreativa e sportiva;

Assicurare un sistema di relazioni efficace tra lo Stato e le Regioni per garantire la coesione delle politiche in materia.

Uno degli obiettivi pertanto è quello di garantire i settori della pesca e dell’acquacoltura attraverso la semplificazione normativa e la assegnazione al Governo di una delega ad adottare un decreto che diventi un testo unico della pesca.
La funzione del suddetto decreto dovrà essere quella di riordinare, aggiornare, adeguare e coordinare la normativa nazionale con quella internazionale ed europea.

Il settore della pesca é in sofferenza da ormai molto tempo: negli ultimi trenta anni abbiamo assistito ad una riduzione del 33% delle imbarcazioni, con una età media di quelle rimanenti di circa 34 anni e con la perdita di oltre 18.000 posti di lavoro.

Nonostante tali difficoltà, la pesca nel nostro Paese rappresenta ancora una eccellenza anche per le peculiarità che la caratterizzano, relative al carattere spesso artigianale della stessa, con pochi addetti a bordo, fortemente legata alle tradizioni dei piccoli Borghi e dei piccoli porti.

Le forme di sostegno individuate sono orientate ad assicurare il sostegno al reddito degli  operatori della pesca marittima in tutti i casi di sospensione dell’attività di pesca e di favorire la tutela dei livelli occupazionali nel caso di imprevisti non imputabili alla volontà del datore di lavoro e del lavoratore tra i quali la sospensione della attività di pesca per problemi di inquinamento, ristrutturazione e cessazione della attività.

Dall’altro lato viene finanziato il Fondo per lo sviluppo della filiera ittica attraverso la realizzazione di programmi di formazione e di aggiornamento professionale, l’incentivazione delle esperienze di filiera corta e il sostegno dello sviluppo delle risorse autoctone.

Almeno altri tre punti possono essere riconosciuti come significativi: la ridefinizione dei distretti di pesca, l’ittioturismo e il sostegno all’acquacoltura.

I distretti di pesca dovranno essere organizzati per aree marine omogenee dal punto di vista ecosistemico e possono costituire la modalità attraverso la quale rilanciare l’identità culturale marinara. Relativamente all’ittioturismo vengono definite le attività di ospitalità, quelle ricreative, didattiche e culturali.

Per quanto concerne infine l’acquacoltura si sottolinea che l’Italia detiene il 13 % del volume delle produzioni da acquacoltura in UE corrispondenti al 10,7% del valore della produzione: un settore importante, che presenta interessanti margini di crescita se consideriamo che il nostro Paese è un forte importatore di prodotti ittici.

Dal seguente link è possibile vedere o scaricare il dossier sul provvedimento:

http://www.alessandraterrosi.it/wp-content/uploads/2017/09/pesca.pdf

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