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Ancora geotermia, ancora l’ Alta Tuscia, ancora Sindaci preoccupati per il loro territorio

contro geotermia

Di nuovo, dopo CastelGiorgio, Torre Alfina, Acquapendente, Farnese e Latera una sala gremita anche a Ischia di Castro.

Una grande partecipazione e una grande attenzione. Nei confronti delle centrali geotermiche per le quali sono state avanzate richieste di impianto nel nostro territorio.

sindaci contro geotermiaCerto, soprattutto per quello: un pezzo di provincia relativamente piccolo è interessato dalla richiesta di tre impianti pilota – Acquapendente, Castel Giorgio, Latera – e da tre impianti non pilota – Farnese, Caprarola e ancora Latera – oltre ad altre richieste per varie prospezioni attorno al Lago di Bolsena.

Ne ho parlato molte volte: gli aspetti tecnici che ci preoccupano riguardano la possibilità che tali attività inducano sismicità e producano inquinamento delle falde acquifere.
Non è poca cosa.
Non è pensabile, quantomeno, non adottare il principio di precauzione, per una zona sismotettonicamente fragile e per interventi che potrebbero mettere a repentaglio la salubrità del bacino lacustre di Bolsena, la più grande riserva di acqua potabile di cui disponiamo.

C’è poi una ragione politica alla contrarietà nei confronti di questi impianti, l’ho già detto e lo ribadisco ancora una volta, quella di volere mantenere per l’intero territorio l’indirizzo di uno sviluppo sostenibile che abbia il proprio fondamento nelle tante ricchezze ambientali, culturali, storiche ed enogastronomiche presenti.

tuscia contro geotermiaUn cammino, questo, intrapreso decenni fa che ha visto nascere nella nostra Provincia tre riserve naturali regionali, che ha visto crescere musei dedicati alla storia, alle tradizioni e alla natura, che ha visto maturare professionalità in questi settori così come nel turismo.
Attività che devono essere certamente valorizzate, innervate di tecnologia e animate di innovazione.
Perché non è vero che innovazione e tecnologia si sposano solo con grandi impianti e con attività industriali.

L’attenzione mostrata nelle tante occasioni di incontro degli ultimi anni, tuttavia, è rivolta più in generale al fatto che il nostro territorio stia subendo da diverso tempo e in questo momento più che mai, una attenzione morbosa sia da parte di grandi società strutturate così come di piccole società nate ad hoc, che sembrano atterrare in una landa vergine per conquistarla, offrendo una contropartita che suona come un ricatto bello e buono: lavoro, poco e scritto solo sulla carta.

È lo specchietto con cui, ormai anche grandi nomi dell’industria, attirano l’attenzione per proporre operazioni che sanno di incerto ma che prospettano guadagni, tanti o pochi ma relativamente facili.
Può trattarsi di geotermia come di agricoltura monocolturale ad elevato impatto, il concetto è simile.

terrosi contro geotermiaOltre al mio, tanti sono stati gli interventi che hanno espresso preoccupazione ma, allo stesso tempo, determinazione nel voler continuare sulla strada intrapresa anni or sono, alla comparsa dei primi progetti di impianti pilota previsti sull’Altopiano dell’Alfina.

Da allora molta strada è stata fatta soprattutto nella crescita della consapevolezza e della conoscenza, di pari passo con la capacità di ingaggiare via via battaglie ai diversi livelli istituzionali che hanno impedito di fatto, fino a questo momento, la realizzazione degli impianti suddetti.

C’è stato anche, però, chi ha sostenuto che i Sindaci e i territori non possono nulla: i documenti unitari approvati dai Consigli Comunali di tutti i Comuni sino ad ora coinvolti, le deliberazioni di tutti i Comuni del territorio, che hanno ribadito negli anni la contrarietà di quelle popolazioni, la partecipazione ai procedimenti amministrativi, che certo richiedono tempo, competenze e investimento, non sarebbero serviti a niente.

La mia esperienza di questi anni dice il contrario: solo lavorando insieme – i Comuni tra loro e con i livelli istituzionali superiori – e solo esprimendo il punto di vista del territorio attraverso atti ufficiali che le Istituzioni producono, dai Comuni alla Regione al Parlamento, si possono affermare convinzioni e punti di vista, può essere resa manifesta la volontà di tanti che singolarmente non potrebbero nulla: si chiama democrazia e in questi anni ha permesso un serio confronto su questi temi e un argine alla approvazione degli impianti.

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