Ultime notizie:

66° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

Per il terzo anno consecutivo l’ANMIL Sezione di Viterbo, mi ha fatto l’onore di invitarmi alla giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. E anche quest’anno, è stato un piacere esserci, portare il mio saluto e alcune riflessioni che potete leggere sotto.
Tanto c’è ancora da fare, perché in questi anni ciò che è sembrato arretrare di più sono i diritti, non gli infortuni e soprattutto non quelli mortali o le malattie professionale che, per la prima volta dal 2001, tornano a salire.
Oggi, per me, è stata una giornata importante, di quelle che lasciano un segno nella vita; di quelle in cui impari veramente qualcosa e che, una volta vissute, non si scordano più. Oggi, infatti, ho conosciuto Paolo Baroncini, che qualche anno fa ha avuto un incidente sul lavoro. Che ha avuto la vita segnata da questo ma non si è arreso e ha fatto dello sport la sua nuova vita. A dirla così sembra niente…..ma guardarlo mentre racconta, mentre ricorda…..e sentire con quale forza chiede che si faccia di più per legare lo sport alla disabilità, consapevole per averlo vissuto che quello può essere l’appiglio per salvare tanti dall’indifferenza del mondo e da loro stessi, è qualcosa che non si può raccontare. Si può solo ringraziare per la lezione e provare, da subito, a fare qualcosa.

img_20161009_105440

 

Ringrazio la Sezione di Viterbo dell’ANMIL e in particolare la sua Presidente Rolanda Femminella, per avermi invitato a questa giornata. Questo è il terzo anno ormai che condivido con voi questo momento, di ricordo e soprattutto di confronto tra tutti gli attori che, nei loro specifici ruoli sono chiamati ad occuparsi di incidenti sul lavoro e di invalidità.
La prima “Giornata nazionale del mutilato” si tenne a Roma il 19 marzo 1951 e per l’occasione il giorno precedente l’allora Presidente Nazionale ANMIL Bartolomeo Pastore, tenne un discorso di presentazione di quella iniziativa alla radio, fatto di eccezionale rilevanza per l’epoca.
Oggi siamo giunti alla sessantaseiesima edizione e, purtroppo, la necessità di parlare di sicurezza sul lavoro non è venuta meno.
Anzi, il 2015 sembra aver segnato una inversione di tendenza perché gli incidenti mortali tornano a salire a differenza di quanto avvenuto dal 2001 al 2014: infatti, a fronte di una diminuzione delle denunce di infortunio pari al 3,92%, si riscontra l’aumento pari al 16,15% relativamente alle denunce di infortuni mortali e delle malattie professionali aumentate, queste ultime, del 2,6%.
Riunire tutti gli attori in questa giornata dunque, avviene sempre con lo stesso invariato spirito di tenere accesa una luce sul tema centrale dei diritti di ogni lavoratore, su come il fatto che la loro affermazione non sia sempre piena porti ad avere ancora un numero elevato di incidenti sul lavoro, sulla doverosa riflessione circa il sacrificio di chi ha perso la vita nello svolgimento delle sue mansioni.
Su quanto sia oggi attuale la riflessione di Giorgio La Pira, il quale diceva che il lavoratore è anch’esso padrone dell’impresa, padrone perché padrone del mestiere.
Questo concetto, condivisibile e la cui affermazione sarebbe auspicabile sempre, trova sempre meno consensi e applicazione in una società del lavoro nella quale le nuove norme adottate hanno permesso maggiori impieghi a tempo indeterminato soprattutto in settori quali la ristorazione e il turismo che non necessitano di maestranze particolarmente professionalizzate o in lavori retribuiti con salari bassi dove a poco serve possedere un mestiere o una elevata professionalità nella trattativa con una parte datoriale che, spesso, richiede al lavoratore medesimo orari o turni o modalità non consuete.
Allora, sebbene come abbiamo più volte osservato e sottolineato anche in questa sede, l’Italia sia stato un Paese all’avanguardia nel produrre una normativa illuminata e lungimirante, già quando i temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro non rappresentavano certo argomento di pubblica discussione (la prima legge é del 1858) oggi siamo tutti chiamati ad una attenzione particolare perché il clima nei confronti del lavoro e dei lavoratori é mutato: e certo se non saremo in grado di recuperare, come società globalizzata, il dovuto rispetto per il lavoro, se non saremo in grado di anteporre le persone prima di tutto, la loro dignità, i loro diritti spesso faticosamente conquistati, ci ritroveremo negli anni ancora qui a parlare di aumenti degli incidenti mortali e delle invalidità. Se non riusciremo a comprendere che i paradigmi economici sono mutati, che nuove forme di lavoro hanno preso piede e diventeranno sempre più preponderanti, che non è aumentando la flessibilità e riducendo il costo del lavoro che supereremo la crisi perché queste sono modalità che creano solo ulteriore disuguaglianza, (ce lo dicono studiosi e ricercatori che a distanza di un anno e mezzo dalla entrata in vigore del jobs act ne hanno studiato gli effetti); se non capiremo tutto questo modificando di conseguenza le politiche economiche, allora saremo incapaci di dare risposte al nostro Paese. Ad un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurci a diventare indulgenti verso un meccanismo deleterio e pericoloso che vede progressivamente abbassare l’asticella dei diritti. Che vede nascere forme di organizzazione, sfruttamento e umiliazione dei lavoratori, in particolare di alcune categorie.

img_20161009_111753-1
È trascorso un anno da quando, a seguito dei luttuosi fatti dell’estate 2015, tornò drammaticamente alla ribalta il fenomeno, del resto mai sopìto, del caporalato. L’anno scorso, di questi tempi, eravamo in procinto di approvare la risoluzione, poi approvata, nelle Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura. Oggi ci ritroviamo con un disegno di legge del Governo all’attenzione delle Commissioni riunite Lavoro e Giustizia. In questo anno, su questo fronte, si è lavorato con attenzione: le aziende che sono entrate a far parte della rete del lavoro di qualità sono circa 2300, è stata fermata l’attività di molti intermediari e anche di aziende compiacenti. Ora procederemo speditamente alla approvazione della legge, considerando che un’altra campagna di raccolta, quella delle arance, è alle porte.
Certo il decreto legislativo 81 del 2008 rappresenta, in tema di prevenzione sui luoghi di lavoro, una buona norma anche se incompleta per la mancanza di molti provvedimenti attuativi, mentre é diventato improcrastinabile portare a compimento questo percorso che eviti ambiguità e possa finalmente produrre risultati davvero apprezzabili;  l’ANMIL ha recentemente ottenuto l’inserimento di un proprio rappresentatnte all’interno della Consulta permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, cosa questa che permetterà di incidere in modo più proficuo.
Da un lato é senz’altro necessario prevenire, meglio di quanto non accada oggi. Dall’altro occorrono misure efficaci contro chi vìola i diritti, insieme ad una migliore e maggiore capacità di controllo.

img_20161009_111554

Copyright (C) http://www.alessandraterrosi.it

20 Condivisioni
Condividi20
+1
Tweet
Condividi